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pubblicità associazioni no profit

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Pubblicità associazioni no profit

La pubblicità nelle associazioni sportive dilettantistiche e per una associazione culturale,esempi, flyer, volantini. Quali sono le differenze e le complicazioni e quali i metodi giusti per promuovere le attività sociali e aumentare la base associativa nel no profit.

Quando parliamo di no profit, molti presidenti e membri dei consigli direttivi di associazioni e amministratori nelle S.S.D. pensano che il ruolo del commercialista e della sua consulenza sia iniquo perché cosa ci vuole a gestire una attività no profit, si chiede all’amico dell’amico il quale fa tutto da solo ” per risparmiare” tanto  si va su internet e con il copia e incolla si trova tutto ma proprio tutto per fare un lavoretto ” fai da te” e si elimina un costo ” non necessario”

Bene oggi affrontiamo uno dei tanti argomenti ( ce ne sono migliaia) che riguardano il no profit e che può meglio inquadrare uno dei problemi più grandi che ci si trova ad affrontare nella gestione di un’attività no profit; ovvero la pubblicità. Vedremo come invece il ruolo del commercialista nella sua qualifica di consulente esperto ed informato può in alcuni casi indirizzare il consiglio direttivo sulla giusta strada da intraprendere per essere nel pieno rispetto della normativa vigente o per capire se si è davvero un’attività no profit oppure no e quindi si renda necessario cambiare la forma giuridica con la quale si sta esercitando una determinata attività.

Lo spunto per redigere questo articolo ci è venuto da una serie di considerazioni che abbiamo fatto e di quanto viene detto a volte erroneamente anche nella rete,  al fine di rendere una informazione che sia la più esaustiva e conforme e faccia conoscere e comprendere  nel modo giusto e con lo  spirito giusto.

In particolare questo articolo si pone l’ambizioso obiettivo di:


  • comprendere meglio l’importanza del ruolo del commercialista o dell’avvocato quale consulente dell’ente e non di mero adempimento burocratico/contabile ( come qualcuno vuol far erroneamente intendere);
  • ridimensionare o meglio riproporzionare tutto il terrorismo psicologico che viene perpetrato da alcuni consulenti anche in rete al solo scopo di ” catturare ” il cliente incutendo timore e paura;
  • sensibilizzare nel modo giusto chi non tiene conto di elementi fondamentali e di estrema importanza nell’esercizio della sua carica di presidente o consiglio direttivo dell’ente no profit.

Iniziamo subito con il dire che un’attività no profit non è un’attività commerciale ( tranne se si apre partita IVA e si esercita una parte commerciale non prevalente) quindi  il suo legame con la pubblicità e il marketing è praticamente inesistente: l’azienda commerciale si fa pubblicità per attirare nuovi clienti perché ha uno spirito imprenditoriale e il suo obiettivo è il profitto ( più vendo beni o servizi più guadagno, raggiungo il mio break even point e inizio a guadagnare). Quindi se il mio obiettivo è il profitto il no profit non fa per me e dovrò trovare il giusto inquadramento in una delle forme imprenditoriali previste dalla normativa vigente ( dalla ditta individuale alle varie forme di società di capitali).

Purtroppo è frequente vedere in giro ovunque si vada, volantini o ascoltare spot radiofonici che pubblicizzano attività no profit come se fossero vere aziende commerciali e questo rappresenta un grosso danno perché  potrebbe, in sede di verifica, accertare IVA e imponibile fiscale su tutti gli introiti dell’ente che sono stati nel tempo ( fino a cinque anni ) decommercializzati e trattati come semplici quote associative. Sfortunatamente la responsabilità di questi atti  cade soprattutto ai danni del presidente dell’associazione ( quasi mai si ripercuote anche sui consiglieri perché  il fisco non ha tempo e soldi da perdere nel perseguire tutti) che, pur agendo in buona fede, potrebbe diventare una vittima della sua stessa ingenuità, magari proprio spinto dall’amico o dal conoscente che già lo fa ed è furbo ( di solito si tende  a copiare quello che fa il nostro concorrente pensando sia giusto e  collaudato).

Quindi vediamo cosa invece deve correttamente fare l’ente no profit per ampliare la propria base societaria e quindi ottenere più fondi dai propri associati che serviranno a sviluppare i progetti cui l’ente si fa promotore. I fondi sono fondamentali per lo sviluppo di tutti i  progetti ed è per questo che l’ente può e deve “ diffondere e divulgare nello spirito associativo connesso all’attività svolta”.

Un’associazione no profit, qualunque forma essa prenda (associazioni culturali, onlus, volontariato, sportive etc) nasce in genere da una passione che viene condivisa da più soggetti che hanno in comune il fine di diffondere alla comunità un determinato messaggio, uno sport o un progetto umanitario e via dicendo.

Ovviamente l’unione fa la forza e un ente no profit ha necessità di reperire fondi che possono derivare da più direzioni:

1) versamento di quote sociali: a tal fine ricordiamo che essere associati ad un ente ha natura non temporanea ma dura nel tempo  e quindi l’ampliamento della base societaria costituisce la primaria fonte di finanziamento dell’ente anche legato a corsi specifici organizzati o prestazioni che l’ente fa nei confronti dei propri associati ed è per questo motivo che il contributo che viene dato dal socio all’ente viene decommercializzato e non ha natura commerciale/imprenditoriale. Per raggiungere questo fine l’ente può attivare varie forme di promozione ( anche volantini, cartelloni o spot radiofonici) ma diffondendo il giusto messaggio proiettato alla promozione dello spirito associativo e legato in modo stretto al fine che la propria attività istituzionale prevista dallo statuto  intende perseguire. Mai e poi mai l’ente può presentarsi in maniera aggressiva e con lo scopo implicito di ” catturare ” il cliente come invece spesso accade ( sconto se ti iscrivi , primi mesi gratis, se ti iscrivi in due paghi per uno etc). Un ente no profit non ha clienti ma ha associati non fa prezzi ma prevede quote di iscrizione e di partecipazioni ( come contributo) alle spese societarie che sono uguali per tutti. In casi eccezionali e solo se previsto da una specifica delibera del consiglio direttivo o da una particolare convezione approvata dal consiglio direttivo nei confronti di un ente specifico ( esempio il Comune o la Regione) può ridurre la quota di iscrizione o di frequentazione ai corsi. ( Famiglia numerosa, famiglia indigente, progetto specifico, partecipazione con contributo etc. La promozione quindi, con qualsiasi mezzo venga effettuata deve in primo luogo far conoscere i principi e le attività specifiche che si intendono perseguire al fine di invitare tutti coloro che condividono gli scopi ( soci ) o vogliano anche usufruire dei servizi istituzionali offerti ( soci e usufruitori)  ad associarsi, contribuendo in questo modo allo sviluppo dell’ente. Pertanto in questi messaggi dovrà essere ben evidenziato il nome dell’associazione e il tipo di ente (onlus, ASD, APS ecc….), che si tratta di un’associazione no profit, che le attività sono riservate ai soli soci. Potranno poi essere fornite informazioni come la descrizione delle attività proposte e le modalità per associarsi e il contributo richiesto sia per la quota associativa sia per eventuali corsi organizzati.

2) Se l’ente organizza eventi o ne ha possibilità può accedere a varie forme di sponsorizzazione effettuate al  solo scopo di incrementare il proprio patrimonio che servirà a finanziare le attività effettuate e il fine perseguito. In questo caso dovrà aprire una partita IVA e assoggettare ad IVA e a tassazione i propri introiti nello stesso modo previsto per le attività commerciali ed imprenditoriali ma con la differenza che in alcuni casi ci si potrà avvalere delle agevolazioni previste dalla Legge 398/1991. Questa attività essendo gestita come attività commerciale ha il duplice scopo di reperire fondi ma anche di far conoscere il proprio ente e quindi può avvalersi di forme pubblicitarie più evolute ma sempre nel rispetto della propria natura di ente no Profit.

3) Vendita di merci o servizi  autoprodotti o acquistati ( magliette della squadra di calcio, etc) e che fanno specifico riferimento a un’attività accessoria o connessa a quella esercitata istituzionalmente ( purché non effettuata in modo prevalente ). Anche in questo caso l’attività verrà gestita come attività commerciale e potrà essere pubblicizzata  nel rispetto della propria natura di ente no Profit.

E’ bene capire che il messaggio che si diffonde ha un’importanza sostanziale, come detto in precedenza se il mio obiettivo è il guadagno l’ente no profit è la forma sbagliata con la quale sto esercitando la mia attività e non potrò in nessun modo godere dei benefici fiscali previsti per il no profit e anzi sarò passibile di sanzione se continuo ad usufruirne.

Anche il modo con cui ci si presenta sul web ( ormai il 90% degli enti lo usa)  o sui social network come facebook dice chi  sono e cosa voglio. Ricordate che questi strumenti sono visibili dai miei potenziali associati futuri ma sono visti anche dai miei potenziali accertatori. Non posso mentire nel messaggio che trasmetto al mondo intero. Non posso utilizzare strumenti di marketing  e di grafica avanzata competendo magari con imprese commerciali che fanno la mia stessa attività ( il caso delle palestre ) se sono un ente no profit.  Non c’è spazio nel 2017 per chi non vuole conoscere o non capire l’azione che sta effettivamente compiendo. Ovvero lo spazio c’è ma non ci sarà comprensione né pietà da parte degli eventuali accertatori. Tanto più che dal 2011 La Guardia di Finanza tramite il progetto Ercole  ha stabilito e programmato di passare al setaccio tutti gli enti no profit  per vederci chiaro su chi effettivamente ha diritto di esserlo da chi si maschera dietro una facciata no profit al solo fine di evadere IVA e tasse. Quindi non dovrò chiedermi se la mia associazione sarà controllata ma quando. Per avere un’idea di cosa si sta effettivamente portando avanti nella lotta al no profit è sufficiente leggere questo articolo della Repubblica datato  2010 ma andando a ricercare nel web si incontrano migliaia di articoli legati alle verifiche dalla G.D.F. che hanno scoperto nel tempo false associazioni e nel quotidiano di noi professionisti sono anche frequenti purtroppo casi di vere associazioni che sono state sanzionate per ingenuità o perché i verificatori si sono appigliati a dei cavilli, a delle parole mal dette o mal scritte così come a dei comportamenti ingenuamente prodotti; purtroppo è estremamente difficile anche per un giudice tributario stabilire chi è onesto e sincero da chi non lo è affatto.

Nell’articolo si fa anche riferimento al fatto che a volte può essere anche un nostro collega commercialista che mi invita o mi asseconda ( o non mi dissuade) a costituire un ente no profit per aiutarmi ad evadere ed è proprio per questo motivo che abbiamo scelto questo articolo della repubblica e non altri tra i tanti.

Purtroppo è vero. Può capitarvi qualche collega commercialista che vi asseconda per prendervi come clienti e guadagnare qualche onorario in più  in modo assolutamente superficiale ma questo mette in serio rischio e pericolo voi stessi per primi oltre a contravvenire a quelle che sono le serie regole comportamentali in rispetto della normativa fiscale, giuridica e deontologia che tutti noi siamo chiamati a rispettare.

Quindi imparate anche a scappare via da queste “pseudo” consulenze e affidatevi solo a professionisti “seri” che dovrete valutare in base a delle considerazioni oggettive, attente e ben chiare. Che siate imprenditori o accettiate di assumere cariche istituzionali in un ente no profit non potete assolutamente permettervi alcuna ingenuità o affrontare queste situazioni come degli sprovveduti. Nessuno ci crederà!

Per concludere è necessario effettuare sempre un’attenta analisi delle azioni che si pongono in essere e che spesso per non conoscenza o ingenuità possono portare a fraintendere i veri scopi che si prefigge un’ente e a presumere che dietro una facciata no profit si nasconda invece una vera e propria attività commerciale.

Non celatevi  quindi dietro il risparmio forzato ma rivolgetevi sempre ad un consulente ( sia esso un avvocato o un commercialista) che possa chiarirvi bene i concetti del no profit e assistervi nella corretta stesura di un atto costitutivo e nella gestione dell’associazione ovvero dissuadervi dal farlo se percepisce che la vostra attività non può essere considerata no profit.

Ricordate che ogni atto, ogni parola e ogni azione possono essere equivocate o fraintese.

A questo scopo è utile osservare anche queste semplici regole:

1. Indicare sempre (in ogni atto e in ogni documento anche promozionale)   per esteso il nome della Associazione e la sua “natura”. Ad esempio Associazione Sportiva Dilettantistica, oppure Associazione di Promozione Sociale, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale etc.

2. Scrivere in modo chiaro e non piccolo ( se avete un logo non deve esserci sproporzione tra logo e denominazione e la natura dell’ente ) che l’ingresso nelle strutture dell’Associazione è riservato ai soci.

3. Scrivete in modo inequivocabile che le attività sono riservate ai soci.

4. Se siete affiliati ad una disciplina sportiva del CONI (Federazione, APS, Ente di Promozione Sportiva etc etc.) inserite entrambi i loghi ( federazione + CONI ) insieme a quello del vostro ente e spiegate che le attività che esercitate  sono aperte a tutti i tesserati di quello specifico ente o federazione.

5. Se siete una ASD non potete differenziare le quote di partecipazione ai corsi se non relativamente alla frequenza di partecipazione in base al valore che avete dato a quello specifico corso. Inoltre non è possibile avvalersi di promotori dedicati al pubblico che hanno lo scopo di ” catturare il cliente ” spingendolo a sottoscrivere un abbonamento. 

6. Non “vendete” servizi! Proponete di associarsi al vostro ente e spiegatene bene gli scopi, i vantaggi e la voglia di ampliare la base associativa. Esprimete il vantaggio di associarsi per poter beneficiare dei servizi istituzionali offerti a un costo che deve rappresentare un  contributo alle spese.

7. Spiegate bene ai vostri associati che si iscriveranno a un’ente e che quindi sono associati non clienti. Per questo saranno chiamati a votare in assemblea e a poter dire la loro su ogni attività che si intende programmare. Spiegate bene loro che esiste un presidente e un consiglio direttivo che  debbono ben conoscere.

8. Nelle A.S.D. i tesserati sono anche associati e non è possibile procedere altrimenti tranne in alcune specifiche attività sportive le cui federazioni prevedono che si possano avere tesserati anche se non sono associati ( è il caso del Calcio, del Rugbi etc). Le motivazioni risiedono nel fatto che i cartellini dei giocatori hanno un valore e debbono essere liberamente scambiabili tra clubs.  Quando costituite una A.S.D. prima di redarre  l’atto costitutivo ( ecco a cosa serve un commercialista )  rivolgetevi alla vostra federazione di riferimento per comprendere cosa prevede e quali sono le sue regole. In questo modo potrete uniformare il vostro statuto alle regole specifiche previste dalla federazione di riferimento.

9. Evitate il copia e incolla per gli atti che dovete effettuare nella gestione del vostro Ente. Potete visionare degli schemi di riferimento ma ogni atto che esce fuori dal vostro ente deve essere elaborato e sottoscritto da un professionista consulente sulle vostre specifiche esigenze. Un professionista è per obbligo di legge anche assicurato e se effettua una consulenza sbagliata ne risponde deontologicamente, professionalmente  e con la propria assicurazione. Se sbagliate da soli con il copia e incolla ne rispondete personalmente e potreste essere chiamati a rimborsare tasse e imposte con sanzioni ed interessi con il vostro patrimonio personale. Nei casi più gravi potreste essere chiamati a rispondere anche penalmente.

10. Analizzate e studiate insieme ad un consulente professionista e un broker assicurativo le soluzioni assicurative più adatte all’attività che state svolgendo prevedendo tutte le possibili complicazioni a tutela dei vostri associati e dei terzi soprattutto se le vostre attività istituzionali prevedono eventi, gare o attività similari.

11. Date il giusto peso a tutti gli adempimenti obbligatori previsti per le vostre attività ( tutto deve essere compreso e affrontato ) come ad esempio le iscrizioni alla SIAE quando dovute, la redazione della Privacy e l’osservazione del D.Lgs. 81/2008 obblighi sicurezza sul lavoro quando si hanno dipendenti o collaboratori.